Gianni Molinari – BasilicataPost.it SCRITTI RAMINGHI DI LUCANI ERRANTI Mon, 09 May 2016 08:31:11 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.5.2 Marcello e Piero, il piatto d’argento lucidato per Palazzo Chigi /marcello-piero-piatto-dargento-lucidato-palazzo-chigi/ /marcello-piero-piatto-dargento-lucidato-palazzo-chigi/#respond Mon, 09 May 2016 08:26:55 +0000 /?p=3744 “Destrutturate, destrutturate, qualcosa succederà”, dicevano i renziani del cerchio magico agli adepti delle periferie appena sbarcati dalla vecchia politica. Marcello li ha presi subito in parola e così, a poco più di due anni dal suo insediamento, qualche risultato lo ha ottenuto. A furia di destrutturare, ad esempio, a Potenza e Matera non c’è più […]

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“Destrutturate, destrutturate, qualcosa succederà”, dicevano i renziani del cerchio magico agli adepti delle periferie appena sbarcati dalla vecchia politica. Marcello li ha presi subito in parola e così, a poco più di due anni dal suo insediamento, qualche risultato lo ha ottenuto.

A furia di destrutturare, ad esempio, a Potenza e Matera non c’è più uno straccio di amministrazione comunale. E si sta lavorando alacremente per andare oltre. Solo che a un certo punto di questa travolgente traversata Marcello ha rischiato di essere rimandato ad Ellis Island.

E’ successo quando un giorno, a Palazzo Chigi, si sono accorti che dieci Regioni avevano promosso il referendum sulle trivelle e la Consulta glielo aveva pure ammesso. E qual’era la Regione capofila? La Basilicata. E perché lui non si era opposto (anzi, in realtà aveva insistito tanto per essere “capofila”)?

Perché, ha cercato di spiegare, era stato lui a fare la manifestazione a Policoro con i presidenti di Calabria e Puglia. E poi state tranquilli, stiamo parlando di trivelle in mare, la situazione in Val d’Agri invece è sotto controllo. Appunto. Ben prima dell’inchiesta che di li a poco ha smontato anche l’ultimo residuo di tuttappostismo rimasto, il referendum è diventato una specie di calvario, anche perché a cavalcare l’onda, non solo in Basilicata ma in giro per tutta l’Italia, è stato Michele, con la complicità di Piero.

Così, dopo un mese di relativo silenzio, Marcello ha dovuto fare i salti mortali per spiegare che lui era si, contro le trivelle in mare, ma anche contro il populismo, per la collaborazione con il governo Renzi che per la prima volta ci ha fatto avere quello che non abbiamo avuto in oltre vent’anni blà blà blà.

E se a Michele può solo chiamarlo populista, a Piero no, ha iniziato a far circolare l’idea che “non può stare là” (alla presidenza del Consiglio regionale) uno che è più protagonista di Renzi e del Papa messi insieme e trova sempre un modo per svincolarsi, per non essere d’accordo con lui.

Così, mentre a Palazzo Chigi sono ancora un po’ diffidenti nei suoi confronti, Marcello ha iniziato a lucidare il piatto di argento sul quale si appresta a consegnare lo scalpo dell’altro. L’appuntamento è fra un paio di giorni, o al massimo fra qualche settimana. Non, non può essere a capo del Consiglio uno che è così apertamente contro di me.

Altro che dualismo di una volta (Do you remember Boccia – Potenza o Folino – De Filippo?). Oggi ci sono io qui. E basta.

L’unico intoppo è che la cosa dovrebbe deciderla il Pd. E di questi tempi la parola decidere e la parola Pd stanno insieme solo nelle barzellette.

Foto: ©Tony Vece

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Il bivio della Basilicata: osare o sparire /donne-vecchi-bambini/ /donne-vecchi-bambini/#respond Sun, 08 May 2016 05:08:10 +0000 /?p=3719 L’insieme degli indicatori demografici, elaborati dall’Istat, allunga un’ombra sinistra sull’esistenza stessa della Basilicata. Il tasso di crescita totale, ossia la somma del tasso di crescita naturale (differenza tra il tasso di natalità e il tasso di mortalità) e del tasso migratorio totale (rapporto tra il saldo migratorio dell’anno e l’ammontare medio della popolazione residente, moltiplicato […]

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L’insieme degli indicatori demografici, elaborati dall’Istat, allunga un’ombra sinistra sull’esistenza stessa della Basilicata.

Il tasso di crescita totale, ossia la somma del tasso di crescita naturale (differenza tra il tasso di natalità e il tasso di mortalità) e del tasso migratorio totale (rapporto tra il saldo migratorio dell’anno e l’ammontare medio della popolazione residente, moltiplicato per 1.000) è stimato per il 2015 in -5,2 (-2,3 quello italiano) ed è al terzo posto nel Paese dopo il -7,9 della Liguria e il -7,2 della Valle d’Aosta.

Inoltre, in  prospettiva – secondo le previsioni Istat (scenario centrale) – il tasso di crescita dovrebbe schizzare nel 2065 a – 10,6!

Come si è determinata questa situazione?

Anzitutto, il quoziente di natalità (rapporto tra il numero dei nati vivi dell’anno e l’ammontare medio della popolazione residente, moltiplicato per 1.000) è passato da 9,2 del 2002 a 7,2 del 2015 e nella prospettiva 2065 toccherà (scenario basso, in linea con il dato 2015) 5,5.
Peraltro questa situazione si determina con due andamenti diversi per entrambe le province: Potenza ha subito un trend più negativo, Matera parte più alta poi scende. Alla fine del periodo considerato tra le due province resta la stessa distanza dell’inizio: cioè il due per mille!

 

Sul fronte della natalità, inoltre, va segnalato come l’età media del primo parto (2015) sia a 32,2 anni (solo la Sardegna fa peggio a 32,3), mentre il numero medio di figli per donna (tasso di fecondità totale) è 1,17: fa peggio, anche in questo caso, solo la Sardegna con 1,10.

Paradossalmente nel Paese tra il 2002 e il 2015 il tasso di fecondità è aumentato da 1,27 a 1,35 (anche se dopo il picco a 1,46 del 2010 è di nuovo in flessione)!

Poi c’è l’emigrazione: pur senza toccare i livelli drammatici degli anni ’60, c’è sempre una costante uscita, soprattutto verso le altre regioni italiane, di giovani che ha sistematicamente falcidiato le classi in età riproduttiva e modificato la struttura demografica della regione.

Ne pare che finora abbia dato impulso alle dinamiche demografiche l’immigrazione extracomunitaria.

E’ cambiata, a questo punto, la composizione della struttura della popolazione.

Nel 2065 – secondo lo scenario centrale delle previsioni elaborate dall’Istat – il 40 % della popolazione avrà più di 65 anni, tra questi gli ultaottantenni saranno il 18,96% e gli ultra centenari lo 0,59% !
Di contro i ragazzi fino a 14 anni saranno il 9,2%, e quelli tra 15 e 30 solo il 13,2 %! Cioè il numero di ultraottantenni, in pratica sarà uguale a quello della popolazione da 0 a 30 anni!

Cosa significherò tutto questo?
Lo spiega il demografo Massimo Livi Bacci nel suo ultimo libro “Il Pianeta stretto”:

Si può dire che le società dei 100 anni debbano sviluppare una grande flessibilità nella distribuzione dei ruoli e delle funzioni secondo l’età. E c’è da attendersi che le società incapaci di sviluppare questa flessibilità accumuleranno gravi ritardi e inefficienze”

Appare chiaro che con queste prospettive di allungamento della vita l’età della quiescenza non potrà che essere intorno a 75 anni.

E, dunque, la Basilicata ha di fronte la sfida più importante della sua storia perché a questo punto e con questi numeri ne è in gioco la sopravvivenza come unità geografica e culturale, anzitutto prima che amministrativa.

E’ chiaro che alcune situazioni non sono nelle mani di nessuno: il trend dello spopolamento dell’aree interno è tale da decenni (e da decenni se ne è preso solo atto), il vulnus dell’allungamento dell’età pensionabile è parte dello scontro culturale a livello nazionale, il tasso di fecondità è funzione del tempo in cui viviamo.
Ma al di là delle cose non fatte nei tempi trascorsi, sulle quali è inutile pure perdere altro tempo, c’è un’agenda di cose da fare a livello locale e con una certa solerzia.

Tra l’altro:

  • sostegno alle mamme e alle mamme lavoratrici: asili nido a orario prolungato, bonus baby-sitter, trasporto scolastico. E questo per tutti, indipendentemente dal reddito.
  • scuole aperte tutto il giorno e l’estate, per giocare, studiare, stare insieme, condividere la conoscenza fra generazioni
  • in ogni comune un “hub del sapere” per raccogliere, stimolare e coltivare la creatività
  • completare le strade cosiddette trasversali agli assi che scorrono nelle valli (quella della Sauro, come esempio per tutti)
  • diffondere la banda ultralarga o in alternativa le reti Lte e G5 per la connessione totale a Internet
  • sostegno con aiuti indiretti e automatici la creazione di impresa

E i soldi?

Anzitutto le royalties del petrolio: meglio concentrarle su questi programmi che buttarle in programmi parasociali che non generano risultati e stimolano scarsamente i consumi.

E poi un taglio selvaggio di tutti i costi inutili nelle pubbliche amministrazioni locali, riduzione del numero dei comuni, diffusione dell’e-governance.

In una parola portare l’efficienza all’estremo! Non un solo centesimo deve essere sprecato.

Un programma di servizi di questo genere è anche importante generatore di occasioni di lavoro.

C’è qualcuno che è disposto a pensare per le prossime generazioni e a dimostrare che lo sbandierato amore per questa terra non è solo uno slogan ma un impegno vero?

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Renzi e la solitudine di Potenza /renzi-la-solitudine-potenza/ /renzi-la-solitudine-potenza/#comments Mon, 02 May 2016 05:28:07 +0000 /?p=3713 Oggi Renzi firma a Matera il Patto per la Basilicata. Il premier ha accuratamente evitato il capoluogo di regione, né avrebbe avuto alcuna ragione per non farlo: non è il primo presidente del consiglio che durante il suo mandato evita Potenza. In 20 anni non è venuto Berlusconi (andò in elicottero alla Fiat di Melfi), […]

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Oggi Renzi firma a Matera il Patto per la Basilicata.

Il premier ha accuratamente evitato il capoluogo di regione, né avrebbe avuto alcuna ragione per non farlo: non è il primo presidente del consiglio che durante il suo mandato evita Potenza.

In 20 anni non è venuto Berlusconi (andò in elicottero alla Fiat di Melfi), né Prodi, nè Letta. I soli premier a presentarsi sono stati D’Alema e il deprecato Monti, anche se in campagna elettorale.

Berlusconi si sa ha evitato accuratamente tutti i posti dove i sondaggi erano negativi per la sua truppa: e in Basilicata, votata al partito unico, la sua truppa dal 1994 ha collezionato solo sconfitte. E, quindi, non ha mai messo la faccia vicino ai vari sconfitti.

Renzi viene oggi ed evita Potenza. E’ normale che lo facesse e lo ha fatto.

Potenza non ha più peso politico: non ha governo la città, in balia di se stessa e di un’amministrazione imbarazzante che sopravvive solo perché nessuno dei consiglieri comunali che potrebbe staccare la spina ha la certezza di essere rieletto e, quindi, di salvare il soldo, non ha alcuna rilevanza negli equilibri della Regione (intesa come ente) dove non c’è nemmeno un assessore espressione della politica cittadina, nè i consiglieri residenti in città vanno al di là della testimonianza e i comunicati stampa schiacciati come sono dal pittellismo imperante e incapaci di esprimere alternativa credibile alcuna.

Non ha, ovviamente, peso alcuno negli equilibri politici del Pd perché sarà pure l’enfant prodige, ma nella sostanza Speranza esprime solo lamenti e il suo ruolo di opposizione al premier, come certificato nell’intervista a Lucia Annunziata, è solo fatto di slogan e frasi fatte. E, quindi, per l’alternativa bisognerà attendere.

Perché dunque Renzi doveva firmare a Potenza il Patto, peraltro, in quel tetrissimo palazzo che ospita la Regione, capolavoro della bruttezza potentina?

Certo avesse voluto il governatore si sarebbe firmato a Potenza, ma il governatore – come anche il suo predecessore – guarda a Potenza come la fortezza da espugnare e di cui dividersi le spoglie.

Perché Pittella come De Filippo e tanta altra parte della politica lucana guardano a Potenza come la città alla quale ci si è dovuti genuflettere, dove bisognava “bussare con i piedi”, dove si veniva accolti con sufficienza e comunque sempre tenuti lontano dalla stanza dei bottoni.

Cose tutte vere. E certificate. Certificate dalla stessa politica potentina che ripiegata su se stessa non si è accorta di quanto stava cambiando nello stesso mondo politico con l’arrivo sulla scena di nuovi protagonisti.

Solo che Potenza, non è solo o non è anche la politica. Perché, pur con molti distinguo, ha espresso per anni un ceto burocratico che ha tenuto l’intera amministrazione all’interno di binari di correttezza. Un’aria che si diffondeva anche nel resto della regione. Era un metodo.

Ora, assaltata la città, suddivise le spoglie, collocati i centurioni, quella struttura è diventata molto più debole, o almeno lo è nella parte della capacità di trasferire su tutto il sistema i valori – e la morale – che l’avevano caratterizzata.

Solo questo indebolimento spiega certo linguaggio letto nelle intercettazioni dell’inchiesta su Corleto Perticara e dintorni: in un  passato nemmeno troppo lontano non ci sarebbero state sponde per queste amare disinvolture.

Renzi farà il suo show.

Quel che resta della politica potentina bofonchierà, distinguerà, protesterà. Il suo peso diminuirà ancora.

E la sindrome di Catanzaro. Capoluogo che non conta nulla. E anche lì Renzi è andato a Reggio Calabria.

 

 

 

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Il santino della Madonna Nera di Viggiano /la-basilicata-esiste/ /la-basilicata-esiste/#respond Thu, 07 Apr 2016 08:11:19 +0000 /?p=3652 Nel 1998 quando la Regione Basilicata e l’Eni battagliavano per l’avvio delle estrazioni di petrolio dal giacimento della Val d’Agri, a un certo punto in uno di questi salotti televisivi dove tutto si semplifica, l’allora presidente della Regione, Raffaele Di Nardo, spazientito dalle banalità che stava sentendo, per far capire che il discorso non poteva […]

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Nel 1998 quando la Regione Basilicata e l’Eni battagliavano per l’avvio delle estrazioni di petrolio dal giacimento della Val d’Agri, a un certo punto in uno di questi salotti televisivi dove tutto si semplifica, l’allora presidente della Regione, Raffaele Di Nardo, spazientito dalle banalità che stava sentendo, per far capire che il discorso non poteva essere solo “petrolio si, petrolio no” prese un’immagine della Madonna Nera di Viggiano e la mostrò ammonendo i presenti al rispetto della storia e del popolo.

Fu coglionato dai presenti e dalla grande stampa benpensante.

Nessuno si applicò minimamente a capire quello che Di Nardo aveva voluto dire.

In seguito l’Eni scese a più miti consigli e firmò con la Regione un accordo per una serie di attività di compensazioni dal valore all’epoca di circa 2.000 miliardi di lire.

Quell’accordo era “quadro”, cioè determinava alcune questioni, ma – indirettamente – i comportamenti di tutti.

Poi, qualche anno dopo, la politica lucana, compresi quelli che poi si sono convertiti sulla via di Damasco e ora girano con le spille No Triv, ha deciso di prendere un’altra strada: quella della trattativa privata.

Qualcuno, in uno splendido isolamento, provò a spiegare che non andava bene, che bisognava tenere le cose insieme nell’interesse generale, anzitutto, ma anche in quello particolare, perché l’ingordigia del potere fa fare errori e può causare brutti scivoloni (per usare un eufemismo).

Provò – quel qualcuno – a spiegare che la gestione politica dell’operazione petrolio era “comando e controllo”: comando nel senso di dettare le linee all’interno delle quale muoversi per lo sfruttamento dei campi petroliferi e dell’uso delle risorse che arrivavano; controllo, nel senso di verifica costante.

Era meglio però gestire ognuno per proprio conto le royalties, fare e rifare i marciapiedi, dare bonus bebè e altre amenità del genere.

E siccome il campo della fantasia è illimitato, ognuno ci ha aggiunto del suo.

Con i risultati che stanno sotto gli occhi di tutti.

Oggi i poveri lucani devono subire anche tutti i salotti tv ricchi di superesperti e dotti conversatori. Come Marcello Sorgi che li (ci) descrive come animali allo stato quasi brado, un gregge in cerca di pastore.

Passata la buriana BasilicataPost.It inviterà Marcello Sorgi a conoscere la Basilicata.

A tavola metteremo un bel pollo ripieno. E lì vediamo che significa stare tra le galline!

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De Luca, il bel gesto delle dimissioni. Potenza ha diritto di votare /de-luca-il-bel-gesto-delle-dimissioni-potenza-ha-diritto-di-votare/ /de-luca-il-bel-gesto-delle-dimissioni-potenza-ha-diritto-di-votare/#respond Fri, 30 Oct 2015 09:20:47 +0000 /?p=3539 Dario De Luca, sindaco di Potenza, è una persona seria. In molti, e anche noi erranti di BasilicataPost.it, pur tra tante perplessità sulla bislacca compagnia che lo circondava pensavamo che, dopo la fuffa del Decennio, un uomo concreto e senza fronzoli potesse essere la carta giusta per provare a rimettere a posto la città. E, tuttavia, passato […]

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Dario De Luca, sindaco di Potenza, è una persona seria. In molti, e anche noi erranti di BasilicataPost.it, pur tra tante perplessità sulla bislacca compagnia che lo circondava pensavamo che, dopo la fuffa del Decennio, un uomo concreto e senza fronzoli potesse essere la carta giusta per provare a rimettere a posto la città.

E, tuttavia, passato più di un anno dall’insediamento e dell’aria nuova promessa e pure agognata non c’è nemmeno un rifolo. Si susseguono, invece, le scivolate anche boccacesche. Ultima quella dell’assessore desnudo su Youtube.

De Luca galleggia su una sorta di Mar Morto della politica: da un lato c’è il gruppo minoritario che lo ha sostenuto in campagna elettorale (dal quale in più di un’occasione ha dovuto prendere imbarazzato le distanze) fatto da tante buone volontà che tuttavia oltre a produrre slogan e anatemi non si sono trasformate in cultura di governo, dall’altro la contorta maggioranza politica di centrosinistra del consiglio comunale, dominata dal plurifrantumato e vacuo Pd.

Oggi se uno si chiedesse chi sta con De Luca che risposta avrebbe?

E siccome galleggiare non è governare, è bene trarre le conclusioni e riportare i cittadini al centro della città.

De Luca si dimetta e si vada al voto. Nella chiarezza generale e per il bene della città.

 

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Le auto lucane invadono l’Europa, il cinema lucano il Belgio /le-auto-lucane-invadono-leuropa-il-cinema-lucano-il-belgio/ /le-auto-lucane-invadono-leuropa-il-cinema-lucano-il-belgio/#respond Mon, 14 Sep 2015 15:22:54 +0000 /?p=3434 La Fiat riprende a correre e anche la Basilicata trova il suo spazio nella crescita della Fca: l’export lucano del primo semestre autodipendente vola del 129,58% a 1,1 miliardi di euro! Export lucano 1 semestre 2015 | Create infographics Anzitutto c’è un parallelo: cresce l’occupazione totale (dati Istat, secondo trimestre 2015 rispetto allo stesso periodo del […]

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La Fiat riprende a correre e anche la Basilicata trova il suo spazio nella crescita della Fca: l’export lucano del primo semestre autodipendente vola del 129,58% a 1,1 miliardi di euro!

Anzitutto c’è un parallelo: cresce l’occupazione totale (dati Istat, secondo trimestre 2015 rispetto allo stesso periodo del 2014) in Piemonte – che al netto della sede sociale trasferita in Olanda – resta ancora nel cuore del gruppo con 33 mila addetti in più, e  cresce l’occupazione totale in Basilicata: + 7mila addetti. Per la Basilicata, più che per il Piemonte, la crescita non può che essere stata determinata dal mondo dell’auto.     La prova arriva dai dati delle esportazioni nel primo semestre del 2015: l’export lucano vola, o meglio trattandosi di auto accelera. Se il trend dovesse confermarsi, alla fine del 2015 verrebbe superato il record del 2007 quando l’export lucano tocco quota 2,1 miliardi di euro di cui 1,3 di automobili !

 

Torniamo ai giorni nostri: le auto esportate passano da 188 milioni del primo semestre del 2014 a 883 milioni del primo semestre 2015.

Dallo stabilimento Sata parte il 76% dell’export lucano!

Se poi si aggiungono anche i componenti esportati si tocca la fantasmagorica percentuale del 78,55 %.

In altri tempi si sarebbe già parlato di monocoltura industriale e annessi pericoli, ma oggi – rebus sic stantibus – va bene anche così.

Le auto vanno bene ovunque (con la sola eccezione della Tunisia), anche se il 95,8% del mercato dei modelli esportati dalla Basilicata è destinato al Vecchio Continente.

Il resto dell’export lucano vale 249 milioni di euro (appena il 21,45% del totale) e rispetto al primo semestre del 2014 ha avuto un progresso del 12,34%.

Ovviamente incuriosisce il dato dell’export di apparecchiature per le telecomunicazioni che dovrebbe essere riferito alle attività di intermediazione nel mercato dei telefoni cellulari. Finisce in territorio negativo l’export dei salotti. La ripresa dei salotti intercetta la crisi del petrolio, l’indebolimento dei Brics, in particolare la Russia, e le turbolenze dei mercati valutari, in particolare l’abbandono del cambio fisso della Svizzera che ha portato a un deprezzamento del Franco e quindi a costi più alti per l’acquisto dei prodotti in euro.

Il mercato dell’Unione Europea resta quello di gran lunga di riferimento, seguito – sia pure in flessione – dall’Asia, in particolare dai cosiddetti Nie (Corea del Sud, Hong Kong, Singapore, Taiwan).

L’Eldorado degli anni ’90, cioè l’America Settentrionale torna a crescere a doppia cifra.

Continua a rimanere marginale il cosiddetto “made in Basilicata”.
Le produzioni agricole e alimentari esportate sono appena 3,15% del totale e se anche si toglie il “blocco auto” restano appena il 14,68% dell’export lucano “a piedi”.
Viene da chiedersi anni di sovvenzioni a iniziative, società, corsi di formazione, convegni a cosa siano serviti se non al reddito personale di molti promoter del “puparulo crusco”.

Ci possiamo però consolare subito perché siamo a pieno titolo nel mondo del cinema e non è una battuta: nei primi sei mesi del 2015 abbiamo esportato 39 euro (trentanove) di prodotti cinematografici.

Non negli States ma in Belgio. Da qualche parte bisognava pur cominciare!

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Lavoro, il Sud #cambiaverso? /lavoro-il-sud-cambiaverso/ /lavoro-il-sud-cambiaverso/#respond Tue, 01 Sep 2015 17:32:09 +0000 /?p=3429 Due terzi dei nuovi occupati rilevati dall’Istat nel secondo trimestre del 2015 (rispetto ala secondo trimestre del 2014) sono nel Mezzogiorno. Si tratta di 120mila nuovi occupati sui 180mila di tutto il Paese.   Occupati & disoccupati | Create infographics   Come si vede dal grafico, con l’eccezione della Calabria, tutte le regioni meridionali hanno […]

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Due terzi dei nuovi occupati rilevati dall’Istat nel secondo trimestre del 2015 (rispetto ala secondo trimestre del 2014) sono nel Mezzogiorno.

Si tratta di 120mila nuovi occupati sui 180mila di tutto il Paese.

 

 

Come si vede dal grafico, con l’eccezione della Calabria, tutte le regioni meridionali hanno un progresso dell’occupazione, ma anche del numero di coloro in cerca di occupazione.

Ciò significa che se da un lato c’è nuovo lavoro, dall’altro coloro i quali principalmente per sfiducia avevano rinunciato a cercarlo, nel secondo trimestre del 2015 hanno rivisto questa posizione e sono di nuovo in cerca di un lavoro.

La Puglia è nettamente la migliore regione del Sud perché da un lato ha il miglior progresso dei nuovi occupati e dall’altro ha una diminuzione di coloro che sono in cerca di lavoro. In questo caso – considerato il progresso dei nuovi occupati (+33mila unità) – la diminuzione del numero di persone che cercano lavoro è da considerare come un prosciugamento del bacino dei disoccupati.

Simile a quello pugliese, è l’andamento in Piemonte (+33mila nuovi occupati) dove è tuttavia più forte la riduzione di coloro che cercano un lavoro: -21mila persone.

Nel Mezzogiorno il miglioramento dell’occupazione (+2,1%) è dovuto all’agricoltura (+8,4%), alle costruzioni (3%) e servizi (2,1%).

Quanto alla Basilicata i nuovi occupati sono settemila e mentre il basino di coloro i quali cercano occupazione è cresciuto di mille unità.

Dopo mesi e mesi il mercato del lavoro offre segni positivi, soprattutto al Sud.

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Fca “tira” e gonfia l’export del primo trimestre /fca-tira-e-gonfia-lexport-del-primo-trimestre/ /fca-tira-e-gonfia-lexport-del-primo-trimestre/#respond Mon, 15 Jun 2015 16:32:43 +0000 /?p=3409 Fca torna a far correre l’export lucano: il primo trimestre del 2015 si è chiuso con un balzo enorme +145% in totale con il settore dell‘auto a +360%. In proiezione l’auto alla fine del 2015 può arrivare a un export da 1,5 miliardi di euro, il record dell’export dell’automotive in Basilicata.   Il primo trimestre […]

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Fca torna a far correre l’export lucano: il primo trimestre del 2015 si è chiuso con un balzo enorme +145% in totale con il settore dell‘auto a +360%. In proiezione l’auto alla fine del 2015 può arrivare a un export da 1,5 miliardi di euro, il record dell’export dell’automotive in Basilicata.

 

Anche al netto della Fiat, l’export lucano cresce: l’8,33 %.

Un dato significativo sula quale influisce in positivo e in modo determinante il balzo delle apparecchiature per telecomunicazione (da otto milioni nel primo trimestre del 2014 a 32 dello stesso periodo del 2015) tanto da scalzare nella graduatoria dei produtti più esportati i mobili che, inaspettatamente, hanno registrato del 15,34% (da 15,9 a 13,5 milioni di euro). Scompare, invece, l’export di petrolio.
Il contributo della Basilicata ha un peso importante a livello nazionale: tra le regioni che contribuiscono maggiormente a sostenere l’export nazionale si colloca dopo Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Piemonte e Emilia-Romagna.

exportregioni

Quest’esplosione dell’export dell’auto, giova ricordare, è un dato che occorre maneggiare con molta attenzione. Il grafico sull’export lucano dal 1991 al 2014 racconta come si gonfiano e, con altrettanta facilità, si sgonfiano le esportazioni di automobili. Basti pensare che tra il primo trimestre del 2014 e quello del 2015 il peso dell’auto su tutto l’export è passato 38,8 al 72,9%!

 

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Matera, il voto conteso e il “peso” del 2019 /matera-il-voto-conteso-e-il-peso-del-2019/ /matera-il-voto-conteso-e-il-peso-del-2019/#respond Tue, 05 May 2015 15:22:19 +0000 /?p=3361 La dinamica elettorale di Matera, nonostante il “peso” demografico e soprattutto “politico” della città, è quella di un comune di duemila abitanti: lo scontro e l’incontro sono per famiglie, parentadi e ovviamente gruppi di interessi. E’ uno schema vecchio che ogni volta trova nuovi protagonisti e nuovi vestiti. Ma quello è. Il proliferare delle liste è […]

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La dinamica elettorale di Matera, nonostante il “peso” demografico e soprattutto “politico” della città, è quella di un comune di duemila abitanti: lo scontro e l’incontro sono per famiglieparentadi e ovviamente gruppi di interessi.

E’ uno schema vecchio che ogni volta trova nuovi protagonisti e nuovi vestiti. Ma quello è.

Il proliferare delle liste è la dimostrazione di tutto questo: da un lato servono più cavalli che corrono con la preferenza unica, dall’altro, siccome non ci sono molti Varenne, è il modo di controllare l’elettorato. In entrambi i casi è la dimostrazione che il Medioevo non è finito!

 

Tuttavia la campagna elettorale del 2015 deve fare i conti con la prospettiva, quella della Capitale della Cultura nel 2019, che piaccia, o meno, porta la città in un ordine superiore e potentemente diverso da quello sonnacchioso al quale è abituata.

Le caratteristiche di Matera non sono cambiate rispetto al passato recente.

E’ cambiato il contesto nel quale ora gioca il suo ruolo.

Se ne è accorta la politica materana che in questi giorni incrocia le lame nell’assalto al Palazzo?

In larga parte, no.

La risposta è per alcuni ancora il rivendicazionismo, più proprio di un tardo meridionalismo di cui nessuno ha il rimpianto (“Se Matera rappresenterà l’Italia della cultura nel 2019, il Governo dovrà garantire la dignità nazionale di tale rappresentanza”, Governare la vittoria, R. De Ruggieri), per altri il ricorso a una terminologia modernista (open questo e quello, smart qualcosa…, piramidi di Maslow, “vogliamo attuare un approccio olistico alla governance e all’azione locale”, cfr. Le nove linee guida di A. Tortorelli) peraltro dimostrando nell’articolazione delle proposte una scarsissima conoscenza sia della macchina amministrativa, sia delle procedure tecnico-amministrative con il condimento di uffici “speciali” da creare nell’amministrazione comunale (Ufficio sicurezza, ufficio Europa, ecc.). Né basta l’adorazione dell’abitante culturale del sindaco uscente Adduce.

Ancor di più è la distanza di questo corpus indifferenziato dalla realtà della finanza locale (e il fund rising in questo contesto è solo la frase a effetto per un comizio)!

Matera è già un nodo di una rete transnazionale di città potenti attrattori di flussi turistici consistenti. Gioca la sua partita – e lo farà sempre più che ci avvicina la 2019 e ancor di più dopo il 2019 – con centri come Salisburgo, Dresda, Liverpool, Siviglia, Siena, cioè tutti quei luoghi che vengono subito dopo le grandi capitali o le prime piazze storiche europee e del bacino del mediterraneo.

La partita è questa, il confronto non è con la desertificata Potenza o la triste Taranto o la complicata Bari.

E allora la partita si gioca sul terreno dell’urbanistica, sulla tutela della bellezza della città, sulla sostenibilità.

Matera è entrata nel mondo del bello e dell’effimero, vende e venderà sogni e sensazioni.

L’alfabeto sarà quello della comunicazione e delle emozioni.

Tutto questo è ricchezza vera ed è speranza.

Speranza che cambi un clima cupo e negativo, una cappa che allontana i giovani e  intristisce chi resta.

Per questo #matera2015 va al di là dei confini della città.

 

L'annuncio dell'evento by Giuseppe Tralli Franco Vespe, Salvatore Adduce e Antonio Cappiello candidati sindaci di Matera con Mariaterea Labanca e Gianni Molinari (sulla destra) Il parterre della serata visto dai candidati Il parterre della serata Il parterre della serata Il parterre della serata Il parterre della serata visto dai candidati Mariateresa Labanca, Salvatore Adduce, Antonio Cappiello e Gianni Molinari Maria Teresa Labanca e Salvatore Adduce Franco Vespe Franco Vespe, Salvatore Adduce e Antonio Cappiello candidati sindaci di Matera con Mariaterea Labanca e Gianni Molinari (sulla destra) Salvatore Adduce con Mariateresa Labanca e Gianni Molinari I candidati sindaci di Matera brindano alla fine del dibattito I candidati sindaci di Matera con Gianni Molinari brindano alla fine del dibattito Mariateresa Labanca Gianni Molinari Il vino della serata Non solo dibattito Giuseppe Fiorellini in adorazione del pane di Matera del Forno Cifarelli (poi ha provveduto al taglio e alla distribuzione ai presenti)

 

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Tortorelli non si presenta: “Il sindaco lo scelgono i materani” /tortorelli-non-si-presenta-il-sindaco-lo-scelgono-i-materani/ /tortorelli-non-si-presenta-il-sindaco-lo-scelgono-i-materani/#respond Mon, 04 May 2015 11:29:24 +0000 /?p=3356     Il candidato sindaco di Matera, Angelo Tortorelli, fa sapere attraverso un comunicato diffuso urbi et orbi, con l’eccezione degli organizzatori, che non parteciperà questa sera alla seconda edizione di “Pane, Patta & Pace” dov’è previsto il confronto tra i candidati sindaci di Matera. Tortorelli si dilunga in una dietrologia per noi del tutto […]

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tortorelli

 

Il candidato sindaco di Matera, Angelo Tortorelli, fa sapere attraverso un comunicato diffuso urbi et orbi, con l’eccezione degli organizzatori, che non parteciperà questa sera alla seconda edizione di “Pane, Patta & Pace” dov’è previsto il confronto tra i candidati sindaci di Matera.

Tortorelli si dilunga in una dietrologia per noi del tutto incomprensibile e usa termini e toni che non appartengono né allo spirito dell’iniziativa, né tantomeno ai suoi organizzatori. Per questo ci è proprio difficile capire cosa voglia dire.
Pane, Patta & Pace – è una tautologia – non vuole vuole scegliere nessuno, né sostituirsi a nessuno. Ha avuto sin dalla prima edizione il desiderio di creare una comunità tra le persone di buona volontà per mettere insieme idee al di là delle provenienze geografiche e culturali di ciascuno.
Siamo desiderosi solo di ascoltare.
Avremmo voluto ascoltare anche da Tortorelli il suo diniego a partecipare alla serata. Quella però non è politica, è solo buona educazione.
Basilicata Post.It

 

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