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Se la Basilicata investe per mandare via i suoi giovani

  • Posted by Giuseppe Tralli
  • On 31 agosto 2017
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Tutti siamo a conoscenza delle crisi demografica della Basilicata (noi ne abbiamo scritto qui ). Pochi invece sanno che la stessa Regione Basilicata contribuisce ad allontanare la sua più grande risorsa: il suo capitale umano, i giovani. Ad illuminarci sul tema è il Prof. Nicola Coniglio dell’Università di Bari che, al convegno della Banca d’Italia sul Rapporto […]
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  • qui ). Pochi invece sanno che la stessa Regione Basilicata contribuisce ad allontanare la sua più grande risorsa: il suo capitale umano, i giovani. Ad illuminarci sul tema è il Prof. Nicola Coniglio dell'Università di Bari che, al convegno della Banca d'Italia sul Rapporto annuale dell'economia Regionale, squaderna pochi numeri ma chiari. Ci dice che nel 2016 la Basilicata conta 3.300 persone in meno rispetto al 2015 facendo segnare il dato peggiore tra le regioni italiane ( -5,8 per mille). Il saldo naturale invece è di -3,8 per mille a fronte di una media italiana di -2,7. Quello migratorio è del -2 per mille contro il +1,08 dell'Italia. Perdiamo giovani istruiti. In altri termini: il nostro futuro scappa mentre la fascia di popolazione anziana si allarga sempre più. Ma che fare? Di certo non possiamo continuare con quello che facciamo o, almeno, non come lo facciamo. E qui, Coniglio, con un suo studio dimostra che nei soli anni 2000-2005 la regione Basilicata ha speso 25 mln di euro per finanziare Master Universitari ai giovani laureati lucani. E che ben il 70% dei partecipanti a questi master è rimasto a lavorare fuori regione. Quindi, la Regione Basilicata investe per potenziare la formazione dei suoi figli migliori che però, poi, vanno a fecondare e arricchire altri territori.  Qualcuno dirà: che c'è di strano, tutte le regioni hanno messo in campo simili interventi. Vero, ma altrove queste azioni sono inserite in strategie ampie di sviluppo territoriale (politiche industriali) fatte di interventi mirati e coordinati che hanno l'obiettivo di potenziare il tessuto industriale esistente e attrarre nuove imprese, quindi nuovi investimenti e dunque nuovo lavoro. E in questi piani sono coinvolti tutti gli attori della crescita: università, centri di ricerca, governi locali, sistema delle rappresentanze ecc. Insomma, hanno cura dell'ecosistema industriale esistente, lo modellano per accogliere nuove iniziative così da garantire non solo sviluppo economico ma anche progresso sociale. Perché sono in grado di soddisfare tutte le aspirazioni lavorative dei loro giovani che, così, in quel territorio, restano e ne diventano protagonisti. La Regione Piemonte, ad esempio, utilizza con successo i "contratti d'Insediamento" cioè delle forme negoziali di sostegno agli investimenti. In pratica, la nuova azienda che vuole insediarsi, interagisce con un unico interlocutore regionale (InvestPiemonte) con cui negozia un autentico contratto. In questo accordo, da un lato, la Regione mette in campo un set di vantaggi disegnato al momento e sulle specifiche esigenze dell'imprenditore - se l'azienda è "human intensive" si offrirà la formazione del personale, se è energivora si abbatterà la bolletta energetica ecc. - e si impegna a rispettare i tempi e le modalità dei diversi iter autorizzativi della PA. Dall'altro, l'imprenditore, si impegna a mettere in campo gli investimenti ( anche in risorse umane, ricerca ecc. ) che gli spettano nei tempi e con le modalità concordate. Così, la formazione finanziata post-laurea, diventa una leva di attrazione perché solo se un'azienda decide di investire sul mio territorio e di assumere i miei giovani laureati, io, Regione, sono disposta a farmi carico della loro ulteriore formazione. E in quel caso non bado a spese perché sto investendo dal mio territorio, per il mio territorio.   Invece la Basilicata è una delle regioni italiane che non ha un soggetto che pratica politiche di attrazione degli investimenti. Però ha Sviluppo Basilicata e Basilicata Innovazione (o come si chiamerà adesso) che, quando non si accavallano, si avventurano in campi tanto di frontiera quanto impossibili ( leggi: Progetto per una Finanziaria regionale ). La Basilicata non usa sistemi automatici di incentivazione come il credito d'imposta. Preferisce ancora i bandi, perché ci devono essere le valutazioni, i punteggi e le graduatorie (con i tempi relativi). Perché la PA deve esercitare ancora la funzione "distorta" di ancella della politica. Va bene, però "la Basilicata è la regione delle startup". E' quello che ci auguriamo, però l'incidenza delle startup non si misura in base al loro numero, per i premi che conquistano o i finanziamenti che ricevono, ma per il loro mercato, i bilanci e il capitale umano impiegato. Purtroppo la Basilicata è anche quella regione che non ha l'anagrafe dei capannoni industriali dismessi (utile a ridurre tempi e costi d'insediamento per le nuove imprese) ma, in compenso, ha una buona legge per la valorizzazione del patrimonio di archeologia industriale. Insomma, delle cose secondarie la Basilicata ha tutto, ma delle fondamentali...  " target="_blank">

Scale-up: le imprese che crescono in Italia e in Basilicata

  • Posted by Giuseppe Tralli
  • On 7 agosto 2017
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Si chiamano Scale-Up e sono quelle imprese che – partendo da almeno dieci unità lavorative – riescono, per tre anni consecutivi, a crescere di almeno il 20% in termini di vendite e occupazione. Per l’OCSE sono «cruciali per il vantaggio competitivo di un paese, perché guidano la crescita economica, la creazione di posti di lavoro […]
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  • OCSE sono «cruciali per il vantaggio competitivo di un paese, perché guidano la crescita economica, la creazione di posti di lavoro e la produttività di lungo periodo”. Fondamentali per la tenuta dei territori, le scale-up, sono anche i perni su cui si disegnano le moderne politiche industriali. Ormai sempre più orientate a cercare lo sviluppo costruendo e potenziando le filiere e i contesti intorno a questi "campioni del mercato». Secondo i dati elaborati da InfoCamere in Italia sono 895 le aziende scale-up del triennio 2102-2015. Una su tre è manifatturiera e una su cinque opera nel commercio. Mentre nessuna delle 7mila startup innovative iscritte nell'apposito registro riesce a qualificarsi. E questo deve far riflettere. A livello regionale guida la classifica la Lombardia con 190 aziende, segue, a sorpresa, la Campania con 97, poi il Veneto con 88 e il Lazio con 81. In fondo alla classifica troviamo la Sardegna e il Molise con 4 e la Valle D'Aosta con 2.  
    IMPRESE SCALE-UP Infogram
    Interessanti anche i dati provinciali. Milano comanda con 109 scale-up seguita da Napoli con 64 e Roma 59, poi Torino con 43 e Bari con 25. Le posizioni importanti dei due capoluoghi di regione della Campania e della Puglia sono la conferma che "coltivare" le filiere importanti - in queste regioni un lavoro specifico è stato svolto per  automotive, agroindustria e aerospaziale - produce buoni frutti. E la Basilicata? La Basilicata resiste. Sono 11 in totale le scale-up lucane. 7 a Potenza che fa valere la sua maggiore vocazione industriale su Matera dove, invece, se ne registrano 4. Resta, dunque, il rammarico per una politica regionale lucana che, in questi ultimi 10 anni, non ha voluto investire con convinzione ed in maniera specifica sulle filiere vocazionali e i sui campioni industriali. Siamo, ad esempio, l'unica regione, tra quelle che ospitano grandi stabilimenti FCA, a non aver istituito modelli di confronto diretto con le imprese della filiera automotive del territorio con cui pensare le azioni da mettere in campo -  sono mancati provvedimenti mirati e specifici - per fronteggiare la crisi e, poi, per sostenere la ripresa. Importanti anche i numeri che riguardano le reti d'impresa. La quota di scale-up che partecipano ad un contratto di rete (31 aziende su 895, pari al 35 per mille) è dieci volte superiore al valore medio del fenomeno a livello di intera economia (17mila imprese su 6 milioni, corrispondente al 3 per mille). Ed anche qui dispiace per l'intuizione che pure Confindustria Basilicata ebbe promuovendo in Basilicata le  prime due reti d'impresa italiane nel settore automotive e oil&gas. Doveva e poteva essere un'occasione,  invece non ci sono numeri apprezzabili. Andava  sfruttata meglio ma, ormai, si sa: i contratti di rete sono un po' come le idee, camminano sulle gambe degli imprenditori. A patto però, che nella collaborazione credano davvero.  " target="_blank">

Il portafogli dei lucani, chi guadagna e chi perde dopo la Grande crisi. La storia degli immobili fantasma

  • Posted by Gianni Molinari
  • On 4 agosto 2017
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Cosa resta del reddito dei lucani dopo la Grande Recessione e soprattutto dopo la crisi del 2011 dei debiti sovrani? Con la pubblicazione da parte del ministero dell’Economia e delle Finanze delle dichiarazioni dei redditi delle persone fisiche del 2016 (relative ai redditi del 2015) si dispone di un massa di dati estremamente interessati che […]
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  • Lucani popolo di evasori o poveri? pubblicato da BasilicataPost.it il 30 marzo 2014) può offrire alcune indicazioni interessanti. Nel 2012 il Pil lucano diminuì del 4,2% e, complessivamente, nel periodo 2008-2014 è crollato del 10,6%! Nel biennio 2015-2016 il Pil è, invece, cresciuto del 7,6%, con una crescita più pronunciata nel 2015 (5,4%) e più fredda nel 2016 (2,1%) (Svimez, 2017). Tra il 2012 e il 2015 si è dispiegato, a ogni livello istituzionale, un insieme di misure per contrastare la crisi finanziaria. Inoltre, e questo ha avuto un impatto importante per la Basilicata, si è compiuta la fusione Fiat-Chrysler che ha portato alla produzione di alcuni modelli strategici del gruppo nello stabilimento di Melfi. Nel 2015 le sole esportazioni lucane di auto (Fca) sono state pari a 2,1 miliardi di euro! Quindi il 2015 può essere individuato come l'anno di inversione del trend. Nell'analisi dei dati Mef (380.989 contribuenti) cerchiamo di capire se questa ipotesi è fondata. Il reddito imponibile nel 2015 è stato di 5,7 miliardi di euro: mediamente in una dichiarazione dei redditi di un lucano ci sono 15.685 euro, quasi 5mila in meno della media nazionale (20.014): era 5,5 mld nel 2012, con una media di 14.851 euro (19.309 a livello nazionale).
    I lucani & il fisco Infogram
    Pur permanendo, tra i due anni di riferimento, una notevole differenza, questa si è attenuata di 2,5 punti percentuali, soprattutto perché il reddito medio imponibile lucano è cresciuto del 5,61 % (a fronte del 3,66% a livello italiano). Da un lato tra il 2012 e il 2015 l'imponibile medio di un italiano è cresciuto di 706 euro, quello di un lucano di 834 euro. Con questi numeri l'economia della Basilicata conferma di essere piccola, anzi piccolissima: il reddito imponibile dei lucani è lo 0,73% di quello del Paese! 5,7 miliardi a fronte di 790 miliardi! E sostanzialmente resta un'economia dipendente dalla Fiat e dalle pensioni.  
    Stipendi & pensioni Infogram
    Il grafico mostra come le attività autonome e imprenditoriali - alle quali in qualche modo dovrebbe essere affidata la crescita dell'economia locale - restano marginali e anzi arretrano. C'è da chiedersi come, con tutte le attività professionali, artigianali e commerciali fatte in forma di ditta individuale, le cifre siano così esigue.  

    Le case fantasma

    Cresce solo il valore dei redditi degli immobili: ma questo in realtà è un maquillage perché nel 2015 è arrivato a compimento il progetto dell'epoca Agenzia del Territorio di rintracciare gli immobili agricoli non accatastati. Una decina di anni fa, fu chiesto all'Agea di far fare i rilievi aerofotogrammetrici delle aree rurali italiane e di sovrapporli alle mappe catastali dell'Agenzia. Il miracolo si compì: gli immobili che producono reddito sono passati da 3,6 milioni a 18,5 milioni: il reddito è passato da 21 a 28 miliardi, non un grande salto proprio in considerazione della particolarità degli immobili. In Basilicata il miracolo ha sviluppato ugualmente tutta la sua potenza: da 25mila a 170mila. Da 86 a 143 milioni. Non è niente di eccezionale. Ma sono i numeri degli immobili "ricomparsi" che sono impressionanti! Matera con il suo agro rurale sta avanti a tutti con 18.099 immobili "recuperati" al catasto! Saranno tutti rurali? A Potenza dove le campagne sono a libera urbanizzazione (e terreno di tutte le campagne elettorali) sono comparsi 16.653 immobili rurali. C'è da giurare che, considerando la "ruralità" della campagna potentina, tra un deposito di attrezzi agricoli e una stalla ci sarà sicuramente qualche villetta. Mago Otelma ha, tuttavia, dato il meglio a Oliveto Lucano e Viggianello: nel primo paese erano note al catasto solo 5 casette rurali, nel secondo, con un territorio molto ampio, si arrivava a 31. Otelma è passato e si è applicato: a Oliveto da 5 sono diventate 132 (+2.540%!!!) a Viggianello da 31 a 732  (+2.361% !!!). Non c'è che dire! Saranno pure (?!?!) depositi di attrezzi ma fino al sorvolo dell'Agea all'appello mancavano 57,5 milioni da tassare.  

    I ricchi & i poveri

    Il 2015 cambia il profilo del contribuente lucano e certifica il trasferimento nel reddito dei cittadini del mutato clima economico. Il numero di coloro che hanno presentato dichiarazioni dei redditi da lavoro dipendente è aumentato del 2,15%, l'ammontare del 5%. Mentre il numero dei dichiarazioni di pensione è diminuito del 3,5%, ma l'importo è aumentato del 3,84%. Diminuiti anche coloro che hanno presentato la dichiarazione come lavoratori autonomi (-8,67%), anche se l'ammontare è aumentato dell'1,14%. Tra le classi di reddito c'è un movimento verso l'alto: in particolare diminuisce di quasi un quarto il numero dei contribuenti che dichiarano al fisco 0 o meno di zero euro e quello di coloro che dichiarano meno di diecimila euro. Il movimento più importante è nella fascia tra 26mila e 55mila euro che registra quasi 11mila new entry. Aumentano pure le fasce più alte. Naturalmente è bene ricordate che i dati riguardano le dichiarazioni dei redditi delle persone fisiche. Chi non percepisce redditi di qualsiasi natura non presenta la dichiarazione al fisco. E pur tuttavia su 576.619 residenti nel 2015, di cui 497.748 con più di 18 anni, i contribuenti totali registrati al fisco erano 380.989
    2012-2015 Infogram

    Petrolio e Fiat

    Facciamo un focus sui comuni interessati dalle estrazioni petrolifere e su quelli nell'immediato intorno dello stabilimento della Fca di Melfi. Il primo grafico è relativo ai comuni interessati (o lambiti) dalla estrazioni petrolifere. Tutti comuni hanno avuto un aumento sia del numero di lavoratori dipendenti, sia dell'ammontare del reddito con una media complessiva intorno al 8,5 per il numero dei nuovi contribuenti e del 15% dell'ammontare. Spiccano i casi di Guardia Perticara, Corleto Perticara, Viggiano e Calvello.
    Il dividendo del petrolio Infogram
    Quanto alla Fiat, nel 2015 è evidente come il cambiamento della situazione dell'azienda si sia riflesso sul territorio circostante. In media - tra tutti i comuni - c'è un aumento del 20% dei redditi da lavoro dipendente con il 4% di contribuenti in più: ciò significa - ed è evidente nel caso di Lavello e Melfi in modo particolare - il rientro in fabbrica dalla cassa integrazione guadagni che ha fatto crescere il reddito.  
    La marcia di Melfi
    Infogram
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Povertà, c’è un miracolo?

  • Posted by Gianni Molinari
  • On 17 luglio 2017
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L’Istat fa sapere che la povertà relativa in Basilicata è passata dal 25% del 2015 al 21,2% del 2016! In sostanza 4 persone su cento dovrebbero aver migliorato la propria condizione. Il rapporto sulla povertà, tuttavia, non offre informazioni disaggregate a livello regionale sulla povertà assoluta. Cos’è la povertà assoluta e cosa è la povertà […]
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  • strumenti messi a disposizione dall'Istat (ed esemplificando: una sola persona, tra 18 e 59 anni che vive in un comune con meno di 50mila abitanti) la soglia per il 2016 è 554 euro. Ed ancora: «La stima dell’incidenza della povertà relativa (percentuale di famiglie e persone povere) viene calcolata sulla base di una soglia convenzionale (linea di povertà), che individua il valore di spesa per consumi al di sotto del quale una famiglia viene definita povera in termini relativi. La soglia di povertà per una famiglia di due componenti è pari alla spesa media mensile pro-capite nel Paese, e nel 2016 è risultata di 1.061,50 euro (+1,0% rispetto al valore della soglia nel 2015, quando era pari a 1.050,95 euro). Le famiglie composte da due persone che hanno una spesa mensile pari o inferiore a tale valore sono classificate come povere. Per famiglie di ampiezza diversa il valore della linea si ottiene applicando un’opportuna scala di equivalenza, che tiene conto delle economie di scala realizzabili all'aumentare del numero di componenti».
    La povertà relativa in Italia Create column charts
    Ciò premesso - e aiutandoci con un grafico - cosa significa per la Basilicata (ma anche per quasi tutto il Mezzogiorno, ad eccezione di Campania e della sprofondata Calabria) che ci sono meno poveri relativi? Non avendo i dati della povertà assoluta a livello regionale e considerando che l'andamento a livello nazionale è stato sostanzialmente stabile  (così come la stessa povertà relativa) si può ipotizzare che quelle 4 persone (su 100) hanno migliorato la propria condizione economica. Probabilmente un insieme di misure hanno influito su questo positivo risultato a cominciare dai famosi 80 euro, ma anche da un generale miglioramento del clima economico. Bankitalia ha rilevato nel rapporto 2016, per esempio, che - come si vede nel grafico - «l’occupazione è aumentata in media del 2,0 per cento (tav. a3.1); la crescita è stata maggiore sia della media nazionale sia di quella del Mezzogiorno» e «in linea con quanto registrato in Italia, a fine 2016 i livelli occupazionali sono ritornati su valori prossimi al picco pre-crisi del 2008; nel Mezzogiorno invece il divario rispetto al 2008 è rimasto ancora elevato». La definizione dell'area di disagio è determinante per la Basilicata: non è pensabile alcuno sviluppo, alcuna crescita vera e duratura se un quarto della popolazione è a livello di sussistenza. Certo - e questo non vuol dire assolutamente negare il fenomeno - sui dati dell'Istat si abbatte tutta l'evasione fiscale (tragedia comune a tutto il Mezzogiorno) che permette a proprietari di importanti attività commerciali di accompagnare i propri figli negli asili nido pagando la soglia minima del servizio e presentandosi la mattina a bordo di fiammanti Mercedes (naturalmente intestate alle società) - così come l'indicatore dell'Istat sulla povertà assoluta ha un valore diverso nei piccoli comuni perché - come per primo ha da tempo spiegato Luigi Campiglio (Il Costo del vivere, Il Mulino; 1996) - risulta con evidenza che vivere al Sud costa meno che vivere al Nord. Quanta parte si può recuperare? Come si può recuperare? Con che obiettivo? Da dove si può cominciare? Ovvio che la crescita economica e il lavoro sono decisivi, ma deve essere lavoro vero, impresa vera, produzione. La politica dei sussidi praticata (e coralmente auspicata) ha bisogno di risorse che non ci sono, né si possono andare a cercare con la tassazione locale supplementare (strada che i riformatori lucani del centrosinistra hanno percorso con l'aumento dell'addizionale Irpef) che, peraltro, incidendo su un nucleo non grandissimo di contribuenti alla fine non risolve niente. Ci sono terreni che la politica regionale, con un po' di fantasia, potrebbe praticare sul terreno delle imprese con interventi automatici e indiretti, i soli erga omnes senza bisogno di mediazioni. E senza che nessuno si debba presentare con il cappello in mano." target="_blank">

Valutare per migliorare, trovare energie e nuove soluzioni

  • Posted by Angela Arbitrio
  • On 9 settembre 2016
  • 0 Comments
A tutti sarà capitato di vedere qualcosa che non va nella propria città e desiderare di poterlo cambiare, di avere il potere di sottolineare l’inefficienza per promuoverne il miglioramento. Curiosando nella rete ci si imbatte in diverse associazioni che cercano concretamente di agire per il cambiamento. Mi riferisco per esempio al gruppo che un paio […]
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Basilicata: numeri e tendenze del credito alle imprese

  • Posted by Angela Arbitrio
  • On 24 giugno 2016
  • 0 Comments
Secondo la Banca d’Italia, Economie regionali:L’economia della Basilicata, pubblicato a Novembre 2015, i prestiti erogati al settore produttivo sono diminuiti ad un tasso inferiore rispetto al 2014, dal -2.3 % di dicembre 2014 al -1.1%  di giugno 2015. Il calo è stato maggiore per le imprese dei servizi. “Sull’attenuazione del calo dei prestiti al settore […]
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  • prestiti_andamentoFonte: elaborazione grafica su dati Centrale Rischi pubblicati da Banca d'Italia in  Economie regionali. L’economia della Basilicata, Perché l'impresa non chiede un prestito L’impresa può aver bisogno di un prestito per la propria attività corrente o per effettuare nuovi investimenti. Il difficile periodo economico ha indotto molte imprese a ridurre gli investimenti. Solo poche imprese coraggiose hanno continuato ad investire, ciò ha determinato la riduzione nella concessione dei mutui. A Giugno 2015 si registra comunque una diminuzione dei mutui del -4,7% rispetto ai dodici mesi precedenti, ma inferiore rispetto a quella registrata nel giugno 2014, pari a 6,5%. Questo un segnale, comunque, di un cambiamento e di ripresa. Per quanto riguarda l’attività corrente , a fronte di un’inversione di tendenza degli anticipi e degli altri crediti autoliquidanti, cresciuti dello 0,6% , si rileva una ulteriore riduzione del 10.1% delle aperture di credito in conto corrente, riduzione comunque inferiore a quella di giugno 2014, -12,3%.   Perché il sistema bancario non concede prestiti Il sistema bancario ha avuto l’esigenza nel tempo di aumentare le cautele nella concessione di prestiti,  ha visto la sua attività sempre più influenzata dagli indici di performance delle imprese e dalla possibilità di queste ultime di presentare garanzie. Il sistema delle imprese fa fatica da adeguarsi a queste richieste.
    “A giugno la qualità del credito in Basilicata ha registrato un miglioramento, per effetto dell’andamento positivo degli indicatori riferiti alle imprese. Nel complesso, il flusso delle nuove sofferenze rettificate in rapporto ai prestiti non in sofferenza all’inizio del periodo è stato pari al 2,5 per cento, valore inferiore a quello registrato a dicembre 2014”
    Il 30 Maggio 2016 è apparso su Il Sole 24 ore un articolo che proclamava l’esperto di sofferenze Bancarie il lavoro del 2016. “In un sistema zavorrato da 200 miliardi di sofferenze bancarie, si stanno facendo strada gli asset manager dei crediti deteriorati”!!!  Cosa può fare il Pubblico per supportare i prestiti? Gli interventi messi in campo sono riconducibili a tre tipologie:
    • in contributi in c/interessi, ossia l’impresa ottiene un finanziamento bancario e il supporto si sostanzia nel ridurre il costo degli interessi a carico delle imprese. Non si interviene nel rapporto banca-impresa. Il contributo è diretto a coprire una quota degli interessi. In alcuni Avvisi pubblici il contributo viene dato dietro dimostrazione di aver effettivamente pagato gli interessi e quindi è un rimborso, mentre in altri Avvisi è concesso un contributo corrispondente al valore attuale delle quote interessi che dovranno essere pagate;
    • fondi di garanzia, si interviene nel rapporto banca – impresa facendo da garante. In questo caso per il pubblico non si manifesta un’immediata uscita di denaro, perché il costo per la finanza pubblica nasce soltanto nel caso in cui l’impresa non onora il proprio debito e quindi c’è la necessità di attivare il fondo. Per i fondi di garanzia in Regione Basilicata e gestiti dalla finanziaria in house della Regione quest’ipotesi si è manifestata in meno del 6% dei casi
    • microcrediti, finanziamenti erogati direttamente dalla società finanziaria in house della Regione Basilicata. Ci si sostituisce all’istituto di credito.
      Come è evidente l'utilizzo di ciascuno dei tre strumenti dipende dalla bancabilità dell’impresa beneficiaria. Nel primo caso l’impresa è un soggetto bancabile e il supporto si sostanzia nel ridurre il costo del finanziamento, nel secondo caso, l’impresa ha parametri comunque in linea con il sistema bancario ma non è in grado di disporre di tutte le garanzie necessarie per ottenere il prestito e quindi il Pubblico interviene a supporto, nel terzo caso, invece, il soggetto non è bancabile, è un’impresa che è considerata troppo rischiosa dal sistema bancario, e quindi il Pubblico interviene erogando direttamente il prestito. Come funziona il microcredito? I soggetti che sono considerati ammissibili ricevono alla firma del contratto l’intero importo del microcredito. Hanno sei mesi di tempo per realizzare le finalità indicate in progetto candidato e dal settimo mese in poi cominciano a restituire. Il debito si ammortizza in 54 rate mensili costanti senza interessi. Circa il 30% delle imprese finanziate (che ha cominciato a restituire il microcredito al netto delle revocate) ha evidenziato qualche difficoltà nella restituzione del credito, ma solo per il 7% (del totale di tutti i soggetti finanziati che hanno avviato la restituzione) questa difficoltà si è ad oggi trasformato in un incarico conferito ad un legale per il recupero. Il successo di questo strumento si legge anche nella logica della fiducia, ossia in qualche modo il soggetto che riceve un microcredito sente che c’è qualcun altro che crede nell’iniziativa. E arriviamo all’ultima domanda: Perché l’impresa appare finanziabile per la Regione e non per le banche? Perché le logiche sono diverse. S’investe su un progetto e su un’idea e non sulle garanzie che un’impresa o potenziale impresa è in grado di dare. E’ importante però che il soggetto richiedente il microcredito non sia protestato e sia in regola con il pagamento dei contributi previdenziali, quindi in qualche modo sia “una brava persona”." target="_blank">

Moliterno, tremila forme e 100 quintali: il canestrato che non c’è

  • Posted by Carmen Ielpo
  • On 25 maggio 2016
  • 0 Comments
E’ l’unico formaggio IGP in Italia, una prelibatezza. L’orgoglio dei cittadini che si fregiano di provenire da Moliterno. Ma quanto “Canestrato di Moliterno” si produce ogni anno? Quanto ne finisce sulle tavole dei lucani? Quanto ancora sui banchetti d’Italia e d’Europa? Poco, molto poco. Nel 2015 la produzione si è fermata a 3mila forme, circa 100 quintali (il […]
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Vi ricordate Garanzia Giovani?

  • Posted by Angela Arbitrio
  • On 4 maggio 2016
  • 0 Comments
Vi ricordate Garanzia Giovani? E’ stato adottato con Decisione della Commissione Europea l’undici luglio 2014 allo scopo di favorire l’occupazione di giovani di età compresa tra i 15 e i 29 anni non inseriti in un percorso di studio o formazione. Ne abbiamo parlato anche su Basilicatapost.it. In Basilicata il piano di attuazione è del […]
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Fondi europei: creare lavoro è il primo obiettivo? L’eterno dubbio dell’efficacia

  • Posted by Angela Arbitrio
  • On 4 aprile 2016
  • 0 Comments
Da qualche giorno sono stati pubblicati i dati relativi ai livelli di spesa dei fondi europei per la programmazione 2007-2013 da parte delle regioni italiane. Si tratta di dati ancora provvisori, perché per terminare di inserire la spesa le regioni hanno come termine ultimo il 31/12/2016. A quella data si potrà fare un bilancio definitivo. […]
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Lavello, la fibra al latte rigenera la corsetteria

  • Posted by Angela Arbitrio
  • On 24 settembre 2015
  • 0 Comments
In “Sole a mezzogiorno: segni e propensioni all’industrializzazione”, pubblicato sulla Rivista di Politica Economica (ottobre- Novembre 1998), Gianni Molinari collocò Lavello tra i 33 Comuni del Mezzogiorno che presentavano un addensamento di unità locali in un unico settore. Il distretto della corsetteria di Lavello, infatti, ebbe negli anni 90 una fase di crescita: circa 60 […]
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